Il legno delle pareti è ancora umido, il pavimento quando ci cammino sopra scricchiola, ma niente di preoccupante: la casa sull’albero è salda e sicura. Fuori dovrebbe essere luglio, ma sembra di stare in novembre. Ha piovuto ininterrottamente per otto ore e il pensiero che i giorni si stiano inesorabilmente accorciando mi mette ansia. Anche perché l’inverno poi sarà lungo, ma forse è meglio non pensarci. Decido di mettermi comodo su una delle poltroncine, l’altra è destinata ad un amico che ci verrà a trovare. Si chiama Niccolò Contessa e ha una band: I Cani. Metto un po’ di musica, ma non faccio quasi in tempo a scegliere il brano che sento bussare. Ora però abbasso il volume perché le domande che voglio fargli sono tante e le le parole che ci diremo urgenti e forse, credo e spero, anche importanti. MARCO: Le tue canzoni hanno una componente letteraria molto forte. Non a caso nel 2012 Roberto Saviano le ha definite “tra i migliori racconti sul nostro paese”. Una affermazione che sa di presa di posizione e a tratti forse anche di una provocazione sull’attuale situazione letteraria italiana, indicando una produzione cantautorale come parte del genere racconto. Ci troviamo in ogni caso d’accordo con lui riguardo all’indiscussa qualità della tua produzione. La domanda è più che d’obbligo: tu leggi? Se sì, cosa ti piace? In questo momento cosa stai leggendo? Quanto è importante nel tuo lavoro la lettura? NICCOLÒ: Leggo, ma molto meno di quanto vorrei! Davvero, ricordo che intorno ai 13 anni ero capace di divorare libri a ritmo indiavolato, poi sono subentrate le distrazioni, lo studio, etc. Al momento credo di essere un lettore medio: posso passare diversi mesi senza leggere granché, poi ricomincio a leggere tantissimo per un po’, e così via. Per quanto riguarda la narrativa, ho sempre avuto una certa predilezione per la narrativa in lingua inglese, soprattutto americana, che ormai da qualche anno cerco di leggere in lingua originale. Mi piace molto la narrativa americana dal dopoguerra a oggi, a cominciare da nomi come Pynchon o Nabokov (che considero americano perché non ho mai letto i suoi romanzi russi) per finire con David Foster Wallace (forse più di tutti) o Jennifer Egan: il suo Il tempo è un bastardo è uno dei miei romanzi preferiti in assoluto. Quando ero più piccolo leggevo anche moltissima letteratura “di genere”, che credo mi abbia influenzato parecchio: dalla fantascienza (essenzialmente Philip K. Dick) al noir (essenzialmente Raymond Chandler), ma anche fantasy. Di narrativa italiana ne leggo relativamente poca, forse il mio autore preferito è Gadda, anche se con lui ho sempre l’impressione di stare capendo il 40% di quello che leggo (forse mi piace proprio per quello). Tra i contemporanei sicuramente Walter Siti e in particolare Troppi paradisi, un romanzo che mi ha influenzato molto da quando l’ho letto. Quest’estate in realtà sto leggendo soprattutto saggi: ho appena finito Capital in the Twenty-first Century di Thomas Piketty e Dalla tragedia alla farsa di Slavoj Zizek. Spesso ne leggo anche di argomento scientifico: da qualche anno sto cercando di affrontare La strada che porta alla realtà di Roger Penrose, un’opera monumentale che sostanzialmente cerca di spiegare tutta la fisica contemporanea: quello però è un progetto che credo mi porterò avanti per tutta la vita. In realtà il mio primo amore letterario è stato Kafka: quest’estate avrei voluto rileggerlo (quasi) tutto ma, a parte la Lettera al padre che si legge in una o due sere, per ora è rimasto solo un proposito.intervista di Marco G. MontanariVedi le altre foto e continua a leggere sul blog…


Il legno delle pareti è ancora umido, il pavimento quando ci cammino sopra scricchiola, ma niente di preoccupante: la casa sull’albero è salda e sicura. Fuori dovrebbe essere luglio, ma sembra di stare in novembre. Ha piovuto ininterrottamente per otto ore e il pensiero che i giorni si stiano inesorabilmente accorciando mi mette ansia. Anche perché l’inverno poi sarà lungo, ma forse è meglio non pensarci. Decido di mettermi comodo su una delle poltroncine, l’altra è destinata ad un amico che ci verrà a trovare. Si chiama Niccolò Contessa e ha una band: I Cani. Metto un po’ di musica, ma non faccio quasi in tempo a scegliere il brano che sento bussare. Ora però abbasso il volume perché le domande che voglio fargli sono tante e le le parole che ci diremo urgenti e forse, credo e spero, anche importanti.

MARCO: Le tue canzoni hanno una componente letteraria molto forte. Non a caso nel 2012 Roberto Saviano le ha definite “tra i migliori racconti sul nostro paese”. Una affermazione che sa di presa di posizione e a tratti forse anche di una provocazione sull’attuale situazione letteraria italiana, indicando una produzione cantautorale come parte del genere racconto. Ci troviamo in ogni caso d’accordo con lui riguardo all’indiscussa qualità della tua produzione. La domanda è più che d’obbligo: tu leggi? Se sì, cosa ti piace? In questo momento cosa stai leggendo? Quanto è importante nel tuo lavoro la lettura?

NICCOLÒ: Leggo, ma molto meno di quanto vorrei! Davvero, ricordo che intorno ai 13 anni ero capace di divorare libri a ritmo indiavolato, poi sono subentrate le distrazioni, lo studio, etc. Al momento credo di essere un lettore medio: posso passare diversi mesi senza leggere granché, poi ricomincio a leggere tantissimo per un po’, e così via. Per quanto riguarda la narrativa, ho sempre avuto una certa predilezione per la narrativa in lingua inglese, soprattutto americana, che ormai da qualche anno cerco di leggere in lingua originale. Mi piace molto la narrativa americana dal dopoguerra a oggi, a cominciare da nomi come Pynchon o Nabokov (che considero americano perché non ho mai letto i suoi romanzi russi) per finire con David Foster Wallace (forse più di tutti) o Jennifer Egan: il suo Il tempo è un bastardo è uno dei miei romanzi preferiti in assoluto. Quando ero più piccolo leggevo anche moltissima letteratura “di genere”, che credo mi abbia influenzato parecchio: dalla fantascienza (essenzialmente Philip K. Dick) al noir (essenzialmente Raymond Chandler), ma anche fantasy. Di narrativa italiana ne leggo relativamente poca, forse il mio autore preferito è Gadda, anche se con lui ho sempre l’impressione di stare capendo il 40% di quello che leggo (forse mi piace proprio per quello). Tra i contemporanei sicuramente Walter Siti e in particolare Troppi paradisi, un romanzo che mi ha influenzato molto da quando l’ho letto. Quest’estate in realtà sto leggendo soprattutto saggi: ho appena finito Capital in the Twenty-first Century di Thomas Piketty e Dalla tragedia alla farsa di Slavoj Zizek. Spesso ne leggo anche di argomento scientifico: da qualche anno sto cercando di affrontare La strada che porta alla realtà di Roger Penrose, un’opera monumentale che sostanzialmente cerca di spiegare tutta la fisica contemporanea: quello però è un progetto che credo mi porterò avanti per tutta la vita. In realtà il mio primo amore letterario è stato Kafka: quest’estate avrei voluto rileggerlo (quasi) tutto ma, a parte la Lettera al padre che si legge in una o due sere, per ora è rimasto solo un proposito.

intervista di Marco G. Montanari

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“Ah le Marche le Marche… che bella città le Marche!” Piazzale del Girfalco di Fermo, quello del Duomo: posto meraviglioso. Proprio accanto alla Cattedrale è allestito il palco che ha già accolto alcune band durante un contest. Alcuni ragazzi sono buttati a caso sull’erba del parco, altri in fila per una birra o una pizza, altri ancora sono già pronti e carichi sotto il palco. Tutti aspettano impazienti Lo Stato Sociale. Si sa, questi concerti iniziano sempre in ritardo e ovviamente anche la band bolognese non è da meno adeguandosi ai ritmi delle nostre feste popolari. Si presentano intorno a mezzanotte: le prime note sono dell’inconfondibile Abbiamo vinto la guerra, merito del drum synth e tutti accorrono sotto il palco a ballare, saltare, cantare.articolo di Michela AngelettiVedi le altre foto e continua a leggere sul blog…


“Ah le Marche le Marche… che bella città le Marche!” Piazzale del Girfalco di Fermo, quello del Duomo: posto meraviglioso. Proprio accanto alla Cattedrale è allestito il palco che ha già accolto alcune band durante un contest. Alcuni ragazzi sono buttati a caso sull’erba del parco, altri in fila per una birra o una pizza, altri ancora sono già pronti e carichi sotto il palco. Tutti aspettano impazienti Lo Stato Sociale

Si sa, questi concerti iniziano sempre in ritardo e ovviamente anche la band bolognese non è da meno adeguandosi ai ritmi delle nostre feste popolari. Si presentano intorno a mezzanotte: le prime note sono dell’inconfondibile Abbiamo vinto la guerra, merito del drum synth e tutti accorrono sotto il palco a ballare, saltare, cantare.

articolo di Michela Angeletti

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«Chi è sradicato sradica, sradica chi è sradicato». Giovanni Lindo Ferretti – artista ancora “in gioco”, anzi, forse al culmine della sua ispirazione – grida con tutto se stesso l’ineluttabile verità. Proferisce scioglilingua inestricabili, costrutti di parole martellanti, martellate, picchettate, inchiodate, scagliate come dardi, in uno stile gutturale, rapido, concitato, dai tratti quasi futuristici; eppur si ribella o, meglio, non si arrende alla spirale dell’annichilimento. Corre (come il Testori del Factum est), sì, ma per spiccare il volo, per guardare in alto, non per gettarsi nell’abisso. Il folle, violento, ideologicamente accecato re del punk italiano, con i suoi occhi furbi e dolci di velociraptor (ancor più iniettati di sangue e di vita), si oppone da qualche tempo – con la docilità di uno cambiato – alla deriva di tutte le cose, inghiottite dentro uno strano vortice che sembra non avere vie d’uscita.articolo di Emanuele SorichettiVedi le altre foto e continua a leggere sul blog…


«
Chi è sradicato sradica, sradica chi è sradicato». Giovanni Lindo Ferretti – artista ancora “in gioco”, anzi, forse al culmine della sua ispirazione – grida con tutto se stesso l’ineluttabile verità. Proferisce scioglilingua inestricabili, costrutti di parole martellanti, martellate, picchettate, inchiodate, scagliate come dardi, in uno stile gutturale, rapido, concitato, dai tratti quasi futuristici; eppur si ribella o, meglio, non si arrende alla spirale dell’annichilimento. Corre (come il Testori del Factum est), sì, ma per spiccare il volo, per guardare in alto, non per gettarsi nell’abisso. Il folle, violento, ideologicamente accecato re del punk italiano, con i suoi occhi furbi e dolci di velociraptor (ancor più iniettati di sangue e di vita), si oppone da qualche tempo – con la docilità di uno cambiato – alla deriva di tutte le cose, inghiottite dentro uno strano vortice che sembra non avere vie d’uscita.

articolo di Emanuele Sorichetti

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Gli etruschi? Ma gli etruschi non sono mai esistiti. Voi vi chiedete da dove sono venuti, se dal continente, o dall’Asia Minore, o dall’America; avanzate anche l’ipotesi che siano sempre stati qui. Ebbene, avete tutti ragione e tutti torto, cioè vi ponete un problema che non ha senso. Avrebbe senso chiedersi da dove sono venuti i piemontesi, o i toscani, o i milanesi? Non esistono popoli che, tutti d’accordo, un bel giorno prendono il mare (dove trovano tante navi, oltre tutto?) e se ne vanno altrove.
Da dove vengono i milanesi? E chi lo sa? Molti da fuori: qualcuno è venuto su perché a casa sua non trovava lavoro, qualche altro venne, da giovane, a farci il militare, e poi ha preso moglie e non si è mosso più. Altri ci sono nati e ci stanno e ci lavorano: magari vorrebbero andarsene, a Capri, o in Brasile o in Australia, ma non possono perché non hanno soldi per il viaggio, né speranza di poter campare, lontani dalla loro città.

—Luciano Bianciardi, Il lavoro culturale


Quanta curiosità possa destare nel lettore la scoperta di un pensatore fine e poco studiato è cosa quanto mai ovvia da ricordare. Tuttavia, mi sembra che non si possa mai dare per scontata la passione che riemerge dinanzi ad uomini che hanno contribuito in maniera importante allo sviluppo del pensiero.La figura che tento di presentare è di quelle davvero golose per una mente affamata di conoscenza: infatti, intorno all’opera artistica di Claudio Claudi vi sono pochissime ricerche o pubblicazioni.Date queste premesse, si può facilmente capire la difficoltà che si incontra nel presentare al pubblico un’artista cosi avvolto nel mistero. Quindi, più che un’esaustiva sintesi dell’autore il mio diviene un tentativo di avvicinare voi e me ad una figura tanto curiosa quanto immersa in una fitta nebbia che ne impedisce una chiara delineazione.articolo di Giacomo FunariContinua a leggere sul blog…


Quanta curiosità possa destare nel lettore la scoperta di un pensatore fine e poco studiato è cosa quanto mai ovvia da ricordare. Tuttavia, mi sembra che non si possa mai dare per scontata la passione che riemerge dinanzi ad uomini che hanno contribuito in maniera importante allo sviluppo del pensiero.

La figura che tento di presentare è di quelle davvero golose per una mente affamata di conoscenza: infatti, intorno all’opera artistica di Claudio Claudi vi sono pochissime ricerche o pubblicazioni.
Date queste premesse, si può facilmente capire la difficoltà che si incontra nel presentare al pubblico un’artista cosi avvolto nel mistero. Quindi, più che un’esaustiva sintesi dell’autore il mio diviene un tentativo di avvicinare voi e me ad una figura tanto curiosa quanto immersa in una fitta nebbia che ne impedisce una chiara delineazione.

articolo di Giacomo Funari

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Dentro ai rotocalchi le ragazze vanno in giro mezze nude, per le strade non c’è nessuno anche se in vacanza non è andato nessuno, sono nei centri commerciali dove c’è l’aria condizionata e un benessere a buon mercato ancora accessibile ai quasi tutti. Sconti. Offertissime.Io dico andiamo all’Ikea, poca gente a vedere i vari reparti coi mobili esposti che sono tutti al self service, sono le 13.00 giù di lì, una gran coda per prender da mangiare, tre menù da bambini per me, la bambina e mia moglie, al tavolo trovo tre posti e guardo fuori l’autostrada e le macchine sotto il sole, dentro le macchine l’aria condizionata, se la paghi in 40.000 rate a tasso zero la macchina, mettici pure vetri elettrici stereo aria condizionata e che diamine.Alcuni tavoli sono attrezzati con i giochi di legno per i bambini, i tavoli sono pieni e c’è ancora fila per mangiare.Ai tavoli gente allegra tipo cocomerata sul lungofiume, “guarda com’è contenta quella vecchia! Come se la ride!”“Zitto,” mi fa mia moglie.post-it di Lorenzo MercatantiContinua a leggere sul blog…


Dentro ai rotocalchi le ragazze vanno in giro mezze nude, per le strade non c’è nessuno anche se in vacanza non è andato nessuno, sono nei centri commerciali dove c’è l’aria condizionata e un benessere a buon mercato ancora accessibile ai quasi tutti. Sconti. Offertissime.
Io dico andiamo all’Ikea, poca gente a vedere i vari reparti coi mobili esposti che sono tutti al self service, sono le 13.00 giù di lì, una gran coda per prender da mangiare, tre menù da bambini per me, la bambina e mia moglie, al tavolo trovo tre posti e guardo fuori l’autostrada e le macchine sotto il sole, dentro le macchine l’aria condizionata, se la paghi in 40.000 rate a tasso zero la macchina, mettici pure vetri elettrici stereo aria condizionata e che diamine.
Alcuni tavoli sono attrezzati con i giochi di legno per i bambini, i tavoli sono pieni e c’è ancora fila per mangiare.
Ai tavoli gente allegra tipo cocomerata sul lungofiume, “guarda com’è contenta quella vecchia! Come se la ride!”
“Zitto,” mi fa mia moglie.

post-it di Lorenzo Mercatanti

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Non è una scoperta ma come le cose belle che non ti aspetti ha il sapore della rivelazione, di quelle che fanno bene al cuore. Occhi chiusi e respirare. Sia Kate Isobelle Furler è una splendida e incasinata bimba grande di trentotto anni, occhi calamita e caschetto biondo platino. Scrive canzoni per le sue amiche Beyonce, Rihanna, Britney e Katy, suona con diversi gruppi, scrive colonne sonore, collabora con amici come David Byrne e David Guetta e parallelamente segue il suo percorso solista. Una moltitudine. Qualche settimana fa è uscito il suo ultimo album 1000 forms of fears e sbabaaaaam-che-disco. Ha deciso di cantare di spalle, ma arriva potente come se ti stesse guardando dritto negli occhi: capace di toccare tutti i nervi scoperti, chirurgica, di una dolcezza sottile e non stucchevole, ha il potere di catturarti e non farti smettere di ascoltarla.post-it di Laura LaliContinua a leggere sul blog e ascolta le canzoni…


Non è una scoperta ma come le cose belle che non ti aspetti ha il sapore della rivelazione, di quelle che fanno bene al cuore. Occhi chiusi e respirare. Sia Kate Isobelle Furler è una splendida e incasinata bimba grande di trentotto anni, occhi calamita e caschetto biondo platino. Scrive canzoni per le sue amiche Beyonce, Rihanna, Britney e Katy, suona con diversi gruppi, scrive colonne sonore, collabora con amici come David Byrne e David Guetta e parallelamente segue il suo percorso solista. Una moltitudine. 

Qualche settimana fa è uscito il suo ultimo album 1000 forms of fears e sbabaaaaam-che-disco. Ha deciso di cantare di spalle, ma arriva potente come se ti stesse guardando dritto negli occhi: capace di toccare tutti i nervi scoperti, chirurgica, di una dolcezza sottile e non stucchevole, ha il potere di catturarti e non farti smettere di ascoltarla.

post-it di Laura Lali

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Come si gestisce il dolore? Qualcuno ha letto in giro di un corso, un master, un bachelor’s degree sull’argomento? I Management del dolore post-operatorio offrono a tutti gli interessati una buona modalità di approccio al problema. Senza tanti complimenti i cinque ragazzi di Lanciano vanno dritti al punto, e quasi ci si schiantano, mescolandosi alle parole di Paolo Maria Cristalli (opera d’arte in persona, incoronato maestro di poetica) e alle immagini circensi di Giuseppe Veneziano (autore dell’opera in copertina), che sono perfetti interpreti dello spirito dell’assurdo, veri profeti d’oggi. Prendiamo l’ultimo lavoro dei MaDeDoPo uscito pochi mesi fa per la Martelabel: rispetto ad Auff! (2012), dove il disagio era dettato da preoccupazioni perlopiù sociali (la corruzione dell’ambiente accademico in Norman, la pornografia politica in Pornobisogno, il perbenismo malato dei borghesi in Nei palazzi), McMao (maggio 2014) rivela un mondo tratteggiato più intimamente, sempre a tinte forti, fortissime, finanche violente, ma sostanziato di eventi privati. Ci compaiono davanti delle belve affacciate sul crepuscolo del mondo che salutano per sempre il giorno dicendo – per nulla malinconici – “Sole / domani non devi sorgere / Sole / domani tu non puoi sorgere” (Requiem per una madre).articolo di Eleonora CorvattaVedi le altre foto e continua a leggere sul blog…


Come si gestisce il dolore? Qualcuno ha letto in giro di un corso, un master, un bachelor’s degree sull’argomento? I Management del dolore post-operatorio offrono a tutti gli interessati una buona modalità di approccio al problema. Senza tanti complimenti i cinque ragazzi di Lanciano vanno dritti al punto, e quasi ci si schiantano, mescolandosi alle parole di Paolo Maria Cristalli (opera d’arte in persona, incoronato maestro di poetica) e alle immagini circensi di Giuseppe Veneziano (autore dell’opera in copertina), che sono perfetti interpreti dello spirito dell’assurdo, veri profeti d’oggi. Prendiamo l’ultimo lavoro dei MaDeDoPo uscito pochi mesi fa per la Martelabel: rispetto ad Auff! (2012), dove il disagio era dettato da preoccupazioni perlopiù sociali (la corruzione dell’ambiente accademico in Norman, la pornografia politica in Pornobisogno, il perbenismo malato dei borghesi in Nei palazzi), McMao (maggio 2014) rivela un mondo tratteggiato più intimamente, sempre a tinte forti, fortissime, finanche violente, ma sostanziato di eventi privati. Ci compaiono davanti delle belve affacciate sul crepuscolo del mondo che salutano per sempre il giorno dicendo – per nulla malinconici – “Sole / domani non devi sorgere / Sole / domani tu non puoi sorgere” (Requiem per una madre).

articolo di Eleonora Corvatta

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Ogni volta che termino di leggere un romanzo di Ian McEwan, penso sempre che qualsiasi commento da me formulato sia inutile, fallace. In realtà, cedo sempre al vizio di dare un parere inadeguato (per quanto, almeno sentito). È più forte di me: il buon senso viene sconfitto dall’istinto di consigliare libri belli – che se ci pensiamo è proprio la loro caratteristica, sono loro che ti obbligano a parlarne. Non sentite anche voi la sensazione pruriginosa di esclamare “Ma tu l’hai letto quello nuovo di Ian McEwan? Perché ancora no?”, durante una conversazione che verte su tutt’altro argomento?Chesil beach è un breve romanzo, dai tempi dilatatissimi, ambientato negli anni 60′. Racconta la prima notte di nozze di una coppia, Edward e Florence. L’idea cardine è quella di descrivere da due punti di vista diametralmente opposti, il primo approccio al sesso.Il romanzo è tutto giocato sulla tensione verso un evento che tarda ad arrivare. Una molla che si carica sempre più di angosce e paure. L’incontro fisico tra i due infatti è ostacolato dai tabù e dalle convenzioni sociali che schiacciano i due protagonisti, incapaci di vivere con spontanea esuberanza la loro sessualità. Entrambi hanno un’idea vaga e contorta del sesso, inquinata dai silenzi del mondo perbenista e dabbene in cui sono cresciuti. La dimensione sessuale è ancora la Grande Esclusa dal dibattito sociale, additata con colpevolezza e vergogna, esplorata con imbarazzo e mortificazione.recensione di Ilenia ZodiacoContinua a leggere sul blog…


Ogni volta che termino di leggere un romanzo di Ian McEwan, penso sempre che qualsiasi commento da me formulato sia inutile, fallace. In realtà, cedo sempre al vizio di dare un parere inadeguato (per quanto, almeno sentito). È più forte di me: il buon senso viene sconfitto dall’istinto di consigliare libri belli – che se ci pensiamo è proprio la loro caratteristica, sono loro che ti obbligano a parlarne. Non sentite anche voi la sensazione pruriginosa di esclamare “Ma tu l’hai letto quello nuovo di Ian McEwan? Perché ancora no?”, durante una conversazione che verte su tutt’altro argomento?

Chesil beach è un breve romanzo, dai tempi dilatatissimi, ambientato negli anni 60′. Racconta la prima notte di nozze di una coppia, Edward e Florence. L’idea cardine è quella di descrivere da due punti di vista diametralmente opposti, il primo approccio al sesso.

Il romanzo è tutto giocato sulla tensione verso un evento che tarda ad arrivare. Una molla che si carica sempre più di angosce e paure. L’incontro fisico tra i due infatti è ostacolato dai tabù e dalle convenzioni sociali che schiacciano i due protagonisti, incapaci di vivere con spontanea esuberanza la loro sessualità. Entrambi hanno un’idea vaga e contorta del sesso, inquinata dai silenzi del mondo perbenista e dabbene in cui sono cresciuti. La dimensione sessuale è ancora la Grande Esclusa dal dibattito sociale, additata con colpevolezza e vergogna, esplorata con imbarazzo e mortificazione.

recensione di Ilenia Zodiaco

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Ora il sonno lo abbandonava più spesso, non una o due bensì quattro, cinque volte la settimana. Che cosa faceva in quei momenti? Non passeggiava a lungo dentro gli arabeschi dell’alba. Non aveva un amico tanto intimo da sopportare il tormento di una telefonata. Cosa dirgli? Era una questione di silenzi, non di parole. Cercava di leggere fino ad addormentarsi, ma riusciva solo a sentirsi più sveglio. Leggeva scienza e poesia. Gli piacevano le poesie scarne collocate minuziosamente nello spazio bianco, file di tratti alfabetici impressi a fuoco nella carta. Le poesie lo rendevano cosciente del proprio respiro. L’essenzialità della poesia gli rivelava in un attimo cose che normalmente non notava. Questa era la sfumatura di ogni poesia, almeno per lui, di notte, in quelle lunghe settimane, un respiro dopo l’altro, nella stanza ruotante in cima all’appartamento a tre piani.

—Don DeLillo, Cosmopolis